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Il mondo dello storage da qualche anno è percorso da una buona dose di euforia. Dopo decine di anni in cui tecnologie consolidate hanno percorso a rilento la via del progresso tecnologico (nastri ed hard disk tradizionali), la rivoluzione degli SSD, di cui ci siamo già occupati in questo articolo, ha portato una ventata nuova al settore.

Sebbene la tecnologia che permette l’archiviazione dei dati su memorie statiche esista da decenni, si constata che è sempre stata relegata a settori aerospaziali, militari e clienti di alto profilo monetario, a causa dei prezzi veramente proibitivi. La reale rivoluzione degli SSD ha avuto luogo dal loro ingresso nel mondo commerciale, rendendo accessibile questa tecnologia anche per il grande pubblico.

Negli ultimi anni, gli SSD, basati su tecnologia flash, sono cresciuti enormemente sia in capacità sia in popolarità. Nelle applicazioni aziendali, l’adozione degli SSD è causata dall’abilità dei costruttori nel realizzare supporti di storage dalle prestazioni che surclassano i dischi tradizionali e dalla riduzione progressiva del gap che li distanzia dai costi per Gigabyte degli HDD. Tuttavia, migliorando la densità delle celle continuamente (ossia introducendo processi produttivi mirati a costruire supporti sempre più capienti a parità di misure fisiche), necessariamente altri parametri, come l’affidabilità e la resistenza, sono in calo. Conseguentemente, la costruzione di SSD dalle capacità sempre maggiori ed abbastanza affidabili da essere utilizzati come impostazioni di base per studi professionali dalle alte prestazioni costituirà una sfida per i produttori, al momento intenzionati a giustificare i loro alti prezzi sulla base solamente delle alte prestazioni offerte dagli SSD.

Recentemente sentiamo parlare e di consueto proferiamo la fatidica parola “cloud”, ma ci accorgiamo davvero di conoscerne poco in merito. Il presente articolo si occuperà di delucidare ed indagare, per quanto mi è possibile, gli aspetti legali, gli accorgimenti ed i suggerimenti sul cloud computing per guidare l’utente ad una scelta più consapevole ed accorta dei servizi oggi disponibili, tanto propagandati, ma sovente sconosciuti, motivo di preoccupazione e, talvolta, pericolosi od illegali, senza che l’utente si accorga dei rischi entro insiti, a causa di campagne di marketing mirate alla vendita di prodotti o servizi convenienti, ma ingannevoli.

Sovente in facoltà mi capita di leggere o sentire richieste di aiuto dovute alla poca cura, alla negligenza oppure alla bassa conoscenza informatica degli strumenti di salvaguardia del proprio lavoro. Ogni persona motivata è strettamente affezionata ai propri elaborati, ma a causa di stupidaggini (che per un motivo o per l’altro sempre ed a tutti capitano) non ci si salvaguardia abbastanza dalla potenzialità di corruzione dei documenti o dalla compromissione del/i proprio/i Sistema/i Operativo/i.
In questi giorni, mi sono addentrato nell’affascinante mondo del backup. Mi sono accorto come l’ideologia comune e radicata non solo non applica semplici accorgimenti manuali di copia-incolla, ma persino ritiene che la tutela dei propri documenti sia superflua e dispensionsa sia a livello temporale sia monetario.

Microsoft permetterà di usare le immagini al posto delle tradizionali password alfanumeriche come strumento di autenticazione per accedere al proprio utente su Windows 8. L’obiettivo era la creazione di uno strumento che fosse tanto semplice e intuitivo quanto sicuro.

Con i tablet ed i PC dotati di Windows 8 si potrà scegliere un’immagine da mostrare a sistema bloccato e/o in fase di avvio. Per accedere bisognerà toccare o cliccare sull’immagine ed eseguire gesti precisi che Windows 8 riconoscerà e accetterà se la precisione è superiore al 90%.

“Essenzialmente la password grafica è progettata per evidenziare parti di un’immagine che sono importanti per l’utente e richiede una serie di gesti da eseguire velocemente e in piena fiducia”, si legge sul blog ufficiale dell’azienda.

I gesti in questione sono singoli tocchi, linee rette e/o cerchi. Al primo avvio, Windows memorizza quali gesti, quali direzione, verso e l’ordine. Poi la sequenza andrà ripetuta ogni volta che si vuole accedere al proprio account utente.

Una persona che volesse violare il sistema, quindi, dovrebbe conoscere gli elementi importanti dell’immagine, i gesti usati per evidenziarle e la direzione degli stessi. Piuttosto complesso, ma semplice per l’utente legittimo.

Microsoft fa notare che questo sistema è più sicuro della tradizionale password. Infatti, se al numero di caratteri si sostituisce il numero dei singoli tocchi (il caso più semplice), in un’immagine le possibili combinazioni sono 13.168.374.201.327.200 contro le 8.995.627.397.120 di password testuali. Un valore vertiginoso, che aumenta nel caso di cerchi e linee. Di fatto quindi bastano cinque gesti combinati per creare un sistema di autenticazione più sicuro di una password complessa a otto caratteri.

Da un punto di vista tecnico, Windows divide l’immagine in cento aree, usando le coordinate per memorizzare i gesti di sicurezza. Così, si può gestire un margine di tolleranza, necessario perché è quasi impossibile toccare o cliccare sempre esattamente sullo stesso pixel: allora Microsoft ha deciso di concedere una tolleranza del 10%, equivalentemente se il gesto è preciso almeno al 90%, allora si può accedere a Windows.

Com’è fatto un SSD?
La maggior parte dei dischi di classe mainstream utilizzano le “economiche” MLC, che permettono di memorizzare più bit in un’unica cella di memoria. Sappiate però che esistono anche le SLC (le prime inventate cronologicamente) che sono potenzialmente più longeve e veloci dal momento che memorizzano 1 solo bit per cella: produttivamente più dispendiose. Queste sono presenti nei dischi di classe “enterpise”, come nella serie EX di OCZ. Gli SSD cono più simili alle memorie RAM che agli hard disk tradizionali e come queste hanno incredibili velocità di lettura/scrittura, nessuna parte meccanica in movimento, silenziosità, minor consumo energetico.